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Eventi, convegni e mostre: i tre design indispensabili che fanno la differenza

Eventi, convegni e mostre: i tre design indispensabili che fanno la differenza

Eventi, convegni e mostre: i tre design indispensabili che fanno la differenza

Il primo impatto è importante. Che il messaggio sia informativo o pubblicitario, cambia poco: in base a come verrà presentato, farà colpo sul pubblico oppure sarà trascurato, ignorato e infine dimenticato.

Al contrario, una comunicazione d’effetto, in cui nessun elemento è lasciato al caso, non fallirà nel colpire il destinatario ed essere ricordata.

La componente visiva del messaggio costituisce quel primo impatto, e per questo è fondamentale curarla fino all’ultimo dettaglio. Convegni, mostre ed eventi sono tutti casi in cui i messaggi da trasmettere sono tanti e devono essere il più possibile chiari ed efficaci.

Quali sono quindi i design grafici che fanno ricordare convegni, mostre ed eventi?

Il Design di Manifesti e Locandine

La prima differenza tra manifesti e locandine è come vengono usati, e di conseguenza il design di ognuno deve adattarsi a criteri differenti.

Sia i manifesti che le locandine contengono, di solito, un messaggio pubblicitario. I manifesti vengono affissi in luoghi altamente frequentati, e per questo devono adattarsi a un pubblico di passaggio, in movimento, che li osserverà brevemente prima di proseguire con la sua giornata. Per colpire anche con un’occhiata veloce, i manifesti hanno di solito un design che cattura l’attenzione, e il poco testo presente serve a comunicare solo le informazioni essenziali dell’evento pubblicizzato.

 

Le locandine sono invece pensate per essere esposte all’interno, o comunque in luoghi in cui il lettore è stazionario. Più piccole dei manifesti e più ricche di dettagli, hanno bisogno di una grafica capace di mantenere l’attenzione per un tempo prolungato. Il programma dell’evento, i relatori del convegno o gli sponsor e gli organizzatori della mostra sono tutte informazioni che possono trovare spazio in una locandina.

Il Design di Brochure e Depliant

Brochure e Depliant sono prodotti diversi non solo nella forma, ma anche negli scopi.

Le brochure sono fascicoli rilegati di diverse pagine, e possono essere elaborati complessi. Il primo obiettivo di una brochure è mostrare le caratteristiche di un prodotto, di un servizio, o di una porzione più ampia dell’offerta che la tua azienda mette a disposizione dei clienti. Tra le sue pagine trovano spazio informazioni dettagliate, utili a presentare in maniera completa e accattivante i benefici di cui un potenziale cliente potrà godere se sceglierà te. È lo stampato da distribuire a qualsiasi fiera o evento in cui la tua azienda è chiamata a promuoversi, e la giusta combinazione di colori, lettering e impaginazione proietterà una preziosa aura di professionalità.

 Ideazione grafica del depliant per lo spettacolo di luci Anxuris Luces presso il tempio di Giove Anxur a Terracina

Il Depliant è invece un unico foglio ripiegabile ed estremamente maneggevole che si presta a contenere meno informazioni. Per questo è il formato ideale per contenere il programma ridotto di un evento o introdurre al percorso di una mostra. Un depliant viene letto normalmente mentre si è in piedi e alla ricerca di informazioni specifiche. Il suo lettore vuole un design piacevole che lo guidi nel trovare ciò che sta cercando nel minor tempo possibile, così da poter tornare a godersi l’evento.

Il Design di Pannelli ed Espositori

Come per qualsiasi prodotto grafico, la realizzazione di un buon design per dei pannelli parte da una domanda: a che cosa servono? In una mostra, i pannelli devono solitamente inserire l’opera in un contesto storico-artistico ed esaltarne il valore, interessare il pubblico, essere di facile fruizione. Per questo i migliori design per pannelli sono spesso essenziali, chiari, con font facili da leggere e un aspetto pulito.

Una funzione diversa e più prettamente promozionale è svolta invece dagli espositori e dalle altre installazioni progettate per eventi e convegni.

Ideazione e realizzazione grafica dei pannelli per Totalerg

Stand per esterni e interni, insegne, fondali, roll-up, piedistalli, totem e desk: le opzioni per arricchire il tuo evento o convegno sono infinite. Combinare più elementi è possibile e consigliato, e l’unica scelta sempre valida – si potrebbe dire obbligata – è prevedere una grafica personalizzata e uniforme per ognuno degli elementi che hai scelto.

L’insieme delle installazioni che sceglierai apparirà infatti non solo durante l’evento, ma anche in tutte le foto e i video che rimbalzeranno tra stampa tradizionale, online e social media. Quando quelle immagini raggiungeranno il pubblico, una grafica uniforme e raffinata farà apparire la tua azienda prestigiosa e autorevole, e invoglierà chiunque sia alla ricerca dei tuoi servizi a contattarti.

Hai bisogno di un design per un evento, un convegno o una mostra? Scrivici a info@studiograficoagostini.com, ascolteremo le tue esigenze e troveremo insieme la soluzione più adatta al tuo evento. 

 

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Le tre funzioni della perfetta brochure

Le tre funzioni della perfetta brochure

Le tre funzioni della perfetta brochure

Secondo lo studio di una società canadese leader nel settore del neuromarketing, la pubblicità su supporto fisico ha diversi vantaggi sul marketing digitale inattesi quanto sorprendenti. Non solo le informazioni lette su un supporto fisico come la carta vengono capite meglio di quelle digitali, ma sono anche più memorabili, più persuasive e capaci di portare il consumatore all’azione, a prescindere dalla sua età. Al punto che, nelle sue conclusioni, lo studio suggerisce alle aziende di integrare le forme digitali con le tecniche di marketing più tradizionali. 

E che cosa unisce marketing tradizionale e solidi risultati meglio una brochure? Con un numero limitato di pagine, una manciata di ottime immagini e un design attraente, la brochure è un singolo oggetto in grado di assolvere allo stesso tempo le tre funzioni principali del marketing vecchio e nuovo: informare il pubblico, pubblicizzare il prodotto e identificare l’azienda

Informare il pubblico 

Chi legge una brochure è alla ricerca di informazioni, e per questo “informare” è la prima tra le sue funzioni. Nell’ampio gruppo delle notizie interessanti possono rientrare tutti gli aspetti rilevanti dell’ente che ha prodotto la brochure, selezionati tenendo sempre a mente le domande cardine: qual è il pubblico della brochure, e cosa gli interesserà di ciò che ho da offrire? 

I temi principali possono essere degli ambiti specifici della impresa o la presentazione dei suoi prodotti e dei suoi servizi. Si può focalizzare l’attenzione su novità degne di essere diffuse, come una aggiunta alla offerta, un’espansione in nuovi settori o dei dati che mostrino i successi conseguiti. Non a caso, le imprese che possiedono un media kit – ossia un documento che contiene le informazioni più utili sull’azienda, destinato ai suoi potenziali collaboratori – vi includono al suo interno le brochure più rilevanti su prodotti, servizi, risultati ottenuti e obiettivi futuri. 

Pubblicizzare il prodotto 

Rapida, efficace ed estremamente versatile, la brochure ha come secondo scopo quello di pubblicizzare l’offerta dell’azienda. Le numerose opzioni di rilegatura e impaginazione fanno sì che lunghezza e contenuti possano variare seguendo le esigenze del momento specifico. Una brochure breve può essere usata per promuovere un solo prodotto o un servizio specifico, mentre una sua versione più corposa includerà tutto ciò che l’azienda può offrire ai suoi potenziali clienti. Proprio grazie alla loro flessibilità, le brochure vengono distribuite a scopo pubblicitario tanto nelle fiere di settore quanto – nella loro versione digitale – in newsletter e siti web. 

Affinché la sua capacità pubblicitaria sia massimizzata, la brochure deve contenere un chiaro invito all’azione che spinga il lettore a fare il passo successivo: chiedere una consulenza, visitare un negozio, ordinare il prodotto, attivare un buono sconto e iscriversi a un evento sono tutti inviti all’azione validi, a cui seguono di solito istruzioni brevi e semplici su come completarli. 

Identificare l’azienda 

La terza funzione della brochure si realizza nella progettazione del suo design, e consiste nel mantenere (o, nel caso in cui ancora non esista, nel creare) i criteri grafici e di stile che compongono l’identità visuale dell’azienda e dei suoi prodotti stampati. Qualsiasi cosa che appartenga al campo visivo può essere fissato da uno standard: il logo e i colori utilizzati, ma anche i font, lo stile delle illustrazioni o la manipolazione delle immagini. 

Un’identità visuale forte e ben costruita è ciò che permette di collegare immediatamente la brochure all’azienda che la produce. Una impostazione grafica unificata è così importante che molte grandi aziende compilano dettagliatissime guide di stile da applicare a tutti i propri contenuti, che siano stampati o online, con l’obiettivo di presentarsi – tramite i propri materiali – con un alto livello di prestigio e credibilità. E, soprattutto, di distinguersi nell’era dell’informazione (e della pubblicità) continua grazie al proprio aspetto grafico unico e memorabile. 

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Le cinque grafiche indispensabili al bilancio della tua azienda

Le cinque grafiche indispensabili al bilancio della tua azienda

La redazione del bilancio aziendale è un obbligo ricorrente per tutte le aziende, e oggi è riconosciuta anche come un’importante opportunità per raccontarsi. Raccontare la propria storia attraverso le informazioni finanziarie e il percorso imprenditoriale è un trend in forte crescita. Ma in che modo puoi rendere questo strumento estremamente efficace? 

La grafica è il mezzo per rendere più attraenti le informazioni aziendali, ma decidere quale forma adoperare per una specifica informazione può essere un compito difficile, soprattutto se non si hanno punti di riferimento. 

 

Gli Highlights 

Il tuo bilancio aziendale non deve limitarsi a fornire infinite liste di dati, ma deve far risaltare i risultati, i valori e le statistiche della tua azienda che vuoi evidenziare su tutti gli altri. E se non sei sicuro su cosa considerare un “punto saliente”, prova a porti questa domanda: se un potenziale investitore avesse solo cinque minuti per sfogliare il tuo bilancio aziendale, quali informazioni vorresti che leggesse? Quelle informazioni sono gli highlights da far emergere con i giusti elementi visuali. 

Un esempio? L’azienda danese Bang&Olufsen produce apparecchi audio, televisori e ottimi bilanci aziendali. Nell’Annual Report 2017/18 gli highlights sono divisi in piccoli bocconi digeribili che combinano testi e numeri, e la grafica ricorre a un’organizzazione dei contenuti originale che attrae lo sguardo nei punti più importanti

I grafici a barre e a colonne 

Un bilancio aziendale ha bisogno di mettere a confronto molti dati, e il modo più efficace per farlo è usare i grafici a barre e a colonne. Prediligi il grafico a colonne quando devi mostrare non più di una decina di valori e le categorie sull’asse X hanno etichette brevi. Usa invece un grafico a barre se devi comparare molti valori e le categorie hanno etichette lunghe, perché è il grafico giusto per dare un aspetto ordinato alle etichette sull’asse Y, soprattutto quando sorge la necessità di affiancare molti valori

Nella relazione finanziaria annuale ENEL Green Power, i grafici a colonna mostrano il crescente sfruttamento delle energie rinnovabili in diversi paesi. E lo fanno con una grafica pulita e leggera, che rende i dati di facile comprensione e li inserisce in due pagine dall’aspetto fresco e professionale. 

Le tabelle 

Croce e delizia di ogni grafico editoriale, le tabelle sono semplicemente inevitabili. Ogni bilancio aziendale ne conterà una discreta quantità, quindi perché rassegnarsi a pagine e pagine monocromatiche di dati ammucchiati in colonna, con le righe che si confondono e gli investitori che strizzano gli occhi per non perdere il segno? 

Un’alternativa c’è, ed è sorprendentemente semplice: trattare le tabelle con la stessa dignità del resto del bilancio. La società di Unicredit i-Faber lo fa nel suo Bilancio di Esercizio 2017: i colori sono usati per rendere le tabelle più gradevoli e leggibili, ogni gruppo di dati ha lo spazio necessario e le righe sono graficamente divise l’una dall’altra, per evitare sgradevoli accavallamenti. 

I grafici a torta 

Aerogramma, diagramma a settori circolari o semplicemente grafico a torta: comunque lo si voglia chiamare, difficilmente potrà mancare dal tuo bilancio aziendale. Questo tipo di grafico serve a mostrare i valori percentuali, e lo usiamo quando vogliamo far capire la composizione di qualcosa. Di qualsiasi cosa, perché è in assoluto il grafico più diffuso e di più facile lettura. 

L’organizzazione internazionale indipendente Save the Children fa un ottimo uso dei grafici a torta nel suo Annual Report 2019. Alternando colori densi a scale di grigi, spiega ai donatori la destinazione di tutti i fondi raccolti, le operazioni che finanziano, i luoghi in cui vengono impiegati e anche la loro provenienza. 

I simboli 

“I simboli sono importanti” potrebbe sembrare un’affermazione adatta a un trattato di antropologia, invece è un mantra da ricordare ogni volta che ci chiediamo come esprimere rapidamente un concetto. Accompagnati o meno da un breve testo, i simboli servono a rendere un’idea immediatamente accessibile, e per questo non puoi farne a meno in qualsiasi progetto di comunicazione, compreso il tuo bilancio aziendale. 

Lotus Bakeries è un’azienda belga che produce torte e biscotti. Nel suo Annual Report 2019 ricorre a vari set di simboli in tutto il bilancio, ma l’uso più virtuoso compare nell’illustrazione degli obiettivi raggiunti durante l’anno. Qui i simboli forniscono concretezza a concetti altrimenti astratti: il lancio di un nuovo spot pubblicitario internazionale si trasforma in una mano che tiene un telecomando, mentre il notevole risultato di un fatturato sopra il 600 milioni di euro diventa l’immagine stilizzata di un trofeo. 

In conclusione 

Se vuoi sfruttare l’occasione per comunicare bene con i tuoi investitori che ti offre la pubblicazione del bilancio della tua azienda, ricordati di includere queste cinque grafiche indispensabili

  • Estrapola i punti salienti del bilancio e organizzali in modo intuitivo e originale. 
  • Usa i grafici a colonna e a barre per comparare dati: inserisci in quelli a colonna non più di dieci valori per volta; adopera i grafici a barre se vuoi tenere ordinate le lunghe etichette di categoria. 
  • Assicurati che la grafica delle tabelle ne renda la lettura semplice e scorrevole. 
  • Trasforma i valori percentuali in grafici a torta chiari e curati. 
  • Usa i simboli per ancorare concetti altrimenti astratti a oggetti concreti. 

E, infine, ricorda sempre che un bilancio aziendale con le grafiche giuste e un aspetto accattivante racconta la storia di un’azienda in salute e fiera dei propri risultati. Esattamente il tipo di azienda in cui vale la pena investire. 

Nel corso degli anni ho lavorato alla grafica e all’impaginazione di tanti bilanci aziendali e mi sono reso conto di una cosa: sempre più aziende apprezzano la differenza che può fare un buon design quando si ha a che fare con numeri e statistiche, e il numero di aziende che cerca un modo gradevole per spiegare il proprio percorso finanziario è costantemente in crescita.

Ho quindi pensato di raccogliere le cinque grafiche più importanti da includere in un bilancio per raccontare al meglio la propria azienda, includendo per ogni grafica un esempio illustre:

  • Gli Highlights di @Bang&Olufsen 
  • I grafici a barre di @ENEL 
  • Le tabelle di @iFaber 
  • I grafici a torta di @Save the Children 
  • I simboli di @Lotus Bakeries

Buona lettura!

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Cosa ci insegna l’intelligenza artificiale che ha imparato a giudicare i libri dalla copertina

Cosa ci insegna l’intelligenza artificiale che ha imparato a giudicare i libri dalla copertina

Cosa ci insegna l’intelligenza artificiale che ha imparato a giudicare i libri dalla copertina

Che cosa racconta la copertina di un libro? Quali indizi rivela sul suo contenuto? Il mondo dell’editoria sa bene che una copertina parla al lettore fin dagli scaffali, perché usa linee guida codificate così diffuse da riuscire a comunicare il genere del libro ancora prima di mettere a fuoco il titolo. 

Un gruppo di ricercatori giapponesi e tedeschi sono partiti da questo assunto quando si sono chiesti se fosse possibile analizzare scientificamente la relazione tra un tipo di copertina e un genere letterario. I ricercatori – provenienti dalla Kyushu University di Fukuoka, il German Research Center for Artificial Intelligence e la Kaiserslautern University of Technology – hanno chiesto a un’intelligenza artificiale di usare solo gli elementi visivi di una copertina per giudicare il genere del libro. E la IA si è messa al lavoro. 

L’esperimento 

I ricercatori hanno usato AlexNet, un Convolutional Neural Network (CNN), ossia una rete neurale artificiale programmata per simulare il modo in cui l’occhio umano vede ed elabora gli stimoli visivi e impiegata nei sistemi automatizzati di riconoscimento immagini. 

AlexNet ha analizzato un database di 137.788 copertine di libri presi dalla vetrina di Amazon e classificati in 30 generi da 1900 voci l’uno. I generi classificati vanno dalla fantascienza ai libri per bambini, libri di testo, di viaggio, politica, religione, etc. 

AlexNet ha quindi estrapolato gli elementi visuali più ricorrenti per ogni genere, così da poterli riutilizzare per determinare, dalla sola copertina, il genere di libri non classificati. 

Il database a cui AlexNet ha attinto è aggiornato, completo e vasto, e per questo ci restituisce un’accurata fotografia dei principali trend di design di copertine, individuati con rigore scientifico su un campione rilevante. 

Ma quali sono? 

L’importanza del colore 

AlexNet ha individuato innanzitutto una correlazione tra il colore dominante della copertina e il genere a cui appartiene. Il bianco, per esempio, è più spesso collegato a libri di auto-aiuto, il giallo ai libri di religione e spiritualità, il verde a quelli di scienza e matematica. Il blu si trova sulle copertine dei libri di computer e tecnologia, il rosso su quelle dei libri medici, il nero su biografie e memorie. 

A fare la differenza non è solo il colore in sé, ma anche la sua tonalità. Il beige e il tanno (una gradazione chiara del marrone) si trovano soprattutto nei libri di cucina, cibo e vino, mentre il verde domina i libri di hobbistica e casa, ma solo perché trattano spesso di giardinaggio. I libri per bambini hanno sfondi gialli o comunque vivaci, mentre le copertine fantasy e di fantascienza preferiscono sfondi scuri o neri. 

Le immagini contano 

Non solo le immagini in copertina sono state fondamentali per riconoscere il genere del libro, ma AlexNet ha imparato a distinguere anche le stesse figure in contesti visivi diversi e ad assegnare il giusto genere a libri differenti la cui copertina conteneva un’immagine simile. Molti generi diversi usano immagini di persone, ma il tipo di persona, la sua posizione e come è vestita hanno spinto AlexNet a classificarle in un genere piuttosto che in un altro. 

AlexNet ha poi individuato una relazione tra i libri di legge e le copertine con il titolo contenuto da fasce rettangolari, mentre copertine con grandi paesaggi sono ricadute più spesso nella categoria “Viaggi”. I libri di cucina, cibo e vino sono stati associati a immagini di pietanze estese da un lato all’altro della copertina, le bande di colore solido ai libri di testo. Infine, i libri del genere “Biografie e Memorie” hanno più spesso messo in copertina ritratti fotografici in primo piano. 

Il font precede le parole 

Poiché lo studio si è focalizzato solo sull’aspetto visuale delle copertine, AlexNet non ha “letto” i titoli dei libri del suo database, ma li ha soltanto “guardati”, proprio come lo sguardo di un lettore percepisce l’aspetto di un testo prima di capirne il significato. 

I dati estrapolati hanno dimostrato che i libri di genere “Mistero, Thriller & Suspense” usano per i titoli testi ingombranti e sovrapposti alle immagini, in font sans serif, che li distinguono da generi che ricorrono a una gamma di colori simile ma che preferiscono un lettering differente, come i libri fantasy e di fantascienza. Le copertine della sezione “Narrativa” prediligono invece font espressivi, capaci di comunicare qualcosa dell’atmosfera del libro. 

I risultati 

Una volta catalogati i trend più ricorrenti nelle copertine di libri, AlexNet ha avuto un moderato successo nell’identificare il genere di ogni libro, ma la percentuale di riuscita si è aggirata tra il 24 e il 40 percento, con un picco al 68,9 percento nel riconoscimento dei libri di preparazione ai test standardizzati. È un risultato interessante ma non entusiasmante, che può essere attribuito a due fattori. 

Il primo è l’ambiguità di alcuni tipi di copertine. AlexNet ha spesso confuso generi nell’aspetto simili, come per esempio i libri per bambini e i graphic novel: in entrambi prevalgono copertine illustrate e colorate in modo vivace, ed è facile immaginare un acquirente poco pratico entrare in una libreria per comprare un regalo a un seienne e uscire con un’antologia di Ratman sotto il braccio. 

Ma ciò che AlexNet non è stato in grado di misurare, più di qualsiasi altra cosa, è la creatività. Ogni grafico si accosta al progetto di una copertina tenendo bene a mente le formule standard, ma la creatività è lo strumento che usa per disfare e ricomporre quelle formule, così da realizzare qualcosa che sia innovativo e attraente, ma che rimanga allo stesso tempo riconoscibile nel proprio genere. 

O meglio: riconoscibile nel proprio genere, certo. Ma soltanto da un occhio sufficientemente umano. 

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Cinque elementi grafici che rendono un brand immediatamente riconoscibile

Cinque elementi grafici che rendono un brand immediatamente riconoscibile

Cinque elementi grafici che rendono un brand immediatamente riconoscibile

 Twitter, Netflix, McDonald’s, Guinness, Lego. Aziende diverse che operano in ambiti distanti tra loro, ma che hanno in comune almeno una cosa: non serve concentrarsi per immaginare il loro “aspetto”. Che sia una scritta rossa in campo nero, il clown Roland McDonald o degli accenti azzurri su uno sfondo bianco, ognuno di questi brand possiede una solida identità visuale che il loro pubblico sa riconoscere immediatamente. Un’identità talvolta così solida che, per la sua campagna #stayathome, la Guinness è riuscita a evocare l’immagine iconica della sua pinta di birra scura senza doverne tracciare neanche un contorno. 

Ma non serve fare dodici miliardi di sterline di fatturato annuo per capire il valore dell’essere riconoscibile, e anche una piccola azienda può beneficiare dalla mentalità dei pesci grossi. Un pubblico che impara a riconoscerti si ricorderà di te quando avrà bisogno di quel che fai o di ciò che vendi, a prescindere dalla tua grandezza. 

Il tuo lavoro è aiutarli a ricordarsi di te, e puoi farlo partendo dai cinque elementi grafici che renderanno il tuo brand immediatamente riconoscibile. 

Un logo memorabile 

Il logo rappresenta l’azienda, e se il pubblico ricorderà l’azienda, dovrà ricordare anche il suo logo. Prima ancora della sua realizzazione grafica, a renderlo memorabile è lo stretto legame di significato che lo collega al suo brand. Il logo di Youtube è il pulsante play in un rettangolo rosso. Funziona perché descrive in due semplici forme il prodotto offerto dal brand. 

“Memorabile” non è il solo minimo termine che deve caratterizzare un logo. Deve anche essere: 

  • Semplice. Più il logo sarà semplice, più sarà riconoscibile. Gli stili possono variare e molto, ma la semplicità è replicabile nei loghi minimalisti quanto in quelli astratti, testuali e simbolici. 
  • Senza tempo. I loghi identificano l’azienda, hanno quindi bisogno di essere progettati per durare quanto l’azienda stessa. Il restyling è possibile ma raro, perché cambiare logo vuol dire disfare il collegamento tra immagine e brand creato nella mente del proprio pubblico. 
  • Versatile. Un logo apparirà in tutto ciò che riguarda l’azienda: pubblicità, social media, sito web, packaging, bilanci aziendali. Un logo versatile si adatterà a ogni sfondo, e sarà facilmente replicabile e riutilizzabile. 

Una palette originale (ma non troppo) 

Un’ottima identità visuale posiziona il brand in modo unico e lo rende riconoscibile in un contesto visuale, creato spesso attraverso l’utilizzo del colore. L’esempio più chiaro ce lo forniscono le app dei maggiori quotidiani nazionali e internazionali. 

La schiacciante maggioranza di quotidiani ha scelto di usare nel suo logo il bianco, colore 

della carta, il materiale su cui si è sviluppata la loro storia e da cui deriva la loro autorità. Le variazioni riguardano perlopiù l’abbinamento cromatico, ma il colore “identitario” per quel prodotto rimane lo stesso, con la rare eccezioni di giornali che hanno costruito la loro identità su altri colori, come il rosa per la Gazzetta dello Sport e il giallo per il Sole 24 Ore. 

Una iconografia distintiva 

Una buona icona ha le caratteristiche di un buon pittogramma: è semplice, univoca e si capisce subito cosa rappresenta. La cifra stilistica di un’iconografia usata da un brand deve essere inconfondibile e rispecchiarne l’identità visuale. 

È una necessità che non si limita alla presenza online, e che non coinvolge le consuete icone di navigazione dei siti web, se non marginalmente. Quando parliamo di iconografia, comprendiamo tutto ciò che un brand può decidere di rappresentare graficamente, tramite immagini, piuttosto che testualmente. Un caso studio rappresentativo è l’iconografia studiata per l’Adidas da EIGA, che ha documentato il processo creativo dai primi schizzi al lavoro completo. 

Il font più adatto 

Spesso lo trascuriamo, ma per capirne l’importanza basta pensare a come riceveremmo un documento formale, splendidamente redatto e perfettamente impaginato, ma scritto in Comic Sans. 

Ma anche eliminato il Comic Sans, esistono ancora tanti font da considerare. I font serif hanno un aspetto formale ed elegante, e in una strategia visuale vengono indicati soprattutto per i titoli e per la stampa su carta. La maggior parte dei giornali usano i serif per le loro testate. 

La linearità dei sans-serif, invece, fa in modo che siano facilmente leggibili su qualsiasi supporto, rendendoli font leggeri e moderni, perfetti per i testi online

Completano il quadro delle possibilità i font script, simili a scritture a mano e usati per trasmettere creatività e femminilità, e il vasto gruppo dei font decorativi. Usati soprattutto per trademark e loghi, possono essere combinati con font serif e sans-serif per stabilire l’identità visuale di tutto ciò che è espresso testualmente da un brand

Una comunicazione visuale coerente 

L’occhio desidera armonia e uniformità. Se un titolo sarà sempre nello stesso font e della stessa grandezza, l’occhio imparerà a riconoscere quella grandezza e quel font come un titolo, e quindi un contenuto importante. La coerenza nella comunicazione visuale è ciò che fa la differenza tra essere immediatamente riconoscibile ed essere facilmente dimenticati

Per dimostrarlo, riprendiamo l’esempio dei quotidiani: il sito web della Gazzetta dello Sport è coerente con il giornale fisico, perché ne riprende il colore singolare, e così il sito del Sole 24 Ore. La loro presenza web sfrutta, e allo stesso tempo consolida, le caratteristiche grafiche legate alla loro autorevolezza. 

Quello della Gazzetta e del Sole 24 Ore è un modello vincente e facilmente replicabile, perché una volta implementato diventa la linea guida di tutte le progettazioni grafiche future. Aziende come Shopify, Airbnb e IBM hanno da tempo stabilito stringenti linee guida grafiche a cui si attiene la loro intera comunicazione visuale. 

È facile capirne il perché: lavorare a una comunicazione visuale coerente ottimizza il lavoro dei designer, aiuta il pubblico a sapere con chi sta interagendo e rafforza l’identità e la riconoscibilità del brand: un insieme di vantaggi a cui ogni azienda può attingere, e a cui nessun brand vorrebbe rinunciare. 

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I 5 tipi di copertine che valorizzano un libro

I 5 tipi di copertine che valorizzano un libro

I 5 tipi di copertine che valorizzano un libro

Per capire il valore di una buona copertina, pensa all’ultimo acquisto che hai fatto in libreria. Saprai dire il titolo oppure l’autore, forse la casa editrice, molto difficilmente le parole con cui inizia. Ma sicuramente ricorderai la sua copertina.

Le tipologie di copertine sono numerose e vengono spesso innovate, rielaborate, destrutturate e ricomposte, perché gli editori sanno che è lì che si combatte la battaglia per l’attenzione del lettore. Ma ci sono alcune macro-categorie ricorrenti, che non lasciano mai le librerie, perché riescono meglio delle altre a creare l’impatto visivo che porta il libro ad essere sfogliato e comprato.


La copertina autorevole


Nessuno pensava che una copertina avrebbe potuto definire un intero genere letterario ma, quasi un secolo fa, avvenne proprio questo. Nel 1929 Mondadori iniziò a pubblicare un determinato tipo di libri uniformando il colore delle loro copertine. Da quel momento in poi, in Italia, i libri polizieschi si sono chiamati “gialli”. Ancora oggi, una copertina gialla richiama inevitabilmente l’attenzione di tutti gli appassionati del genere.

Allo stesso modo, ogni estimatore della buona narrativa sa riconoscere una copertina Adelphi, ma non serve essere uno dei maggiori editori italiani per essere presi sul serio al primo sguardo. Quando ben miscelati, elementi grafici fissi e variabili vanno a comporre l’identità grafica non solo di un libro, ma anche di una intera casa editrice. E se quella casa editrice offre un catalogo valido, i lettori impareranno presto a collegare un tipo di copertina a qualcosa che vale la pena leggere.


La copertina minimal


È la copertina evocativa per eccellenza, ma anche la più facile da sbagliare. Ha un design essenziale che lavora per sottrazione, eliminando tutto il superfluo e lasciando pochi elementi grafici capaci di sintetizzare l’atmosfera o il punto focale del libro. Può usare la mono o la bicromia, con illustrazioni composte da poche linee o immagini di dettagli normalmente trascurati, ma significativi. Può usare spazi vuoti, silhouette, fotografie. Può semplicemente ispirarsi a un design minimalista o andare in una direzione più radicale. In ogni sua declinazione, però, la copertina minimal avrà un design pulito, costruito per guidare e centrare l’attenzione del lettore.


La copertina “bizantina”


Diametralmente opposta alla minimalista, la copertina “bizantina” non teme di occupare lo spazio e lascia pochi angoli vuoti, ricordando spesso la complessità di un arazzo. È ricca di forme, colori e dettagli capaci di immergere il potenziale lettore nell’aura del racconto ancora prima di leggerne la sinossi.

Si può reinterpretare per qualsiasi tipo di libro ma, catturando l’attenzione grazie alla sua vividezza, valorizza in particolar modo romanzi similmente ricchi, emozionanti, , spesso calati in ambientazioni immaginifiche, distanti nel tempo e nello spazio.

 


La copertina alla moda


Tra tutti i trend di grafica editoriale possibili, quelli che riguardano le copertine sono i più volubili, ma anche i più interessanti da seguire. Cinque anni fa le librerie anglosassoni erano invase da sagome nere su sfondi scuri o tuttalpiù spenti, colori primari e calligrafie moderne. Nel 2020 un lettore avrà più probabilità di imbattersi in titoli dal lettering ingombrante, impossibili da non notare, ma anche in pattern e temi naturalistici più delicati e accostamenti cromatici rétro. E se anche essere alla moda non costituisce un valore in sé, esplorare opzioni diverse e nuove per una copertina aumenta esponenzialmente la possibilità di trovare la perfetta formula per valorizzare l’intero libro.  


La copertina giusta


Che sia minimal o “bizantina”, che segua le ultime mode in fatto di grafica editoriale o si rifaccia a uno standard specifico, capace di veicolare l’identità della casa editrice, non esiste copertina che possa prescindere dal suo libro.

La copertina giusta è quella che prende in considerazione l’intento del libro stesso, il pubblico a cui si rivolge e la fetta di mercato editoriale in cui si muove. Un romanzo, un catalogo d’arte, un lungo saggio storico e un libro di ricette possono essere tutti valorizzati dalla stessa cosa: una copertina che faccia loro da incipit, che incuriosisca il lettore abbastanza da farli pescare tra centinaia di altri libri, guardarli e aprirli. Consegnando, infine, il compito di alimentare quella curiosità alle mani dello scrittore.

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